25 Aprile: Memoria e Resistenza

Perché Memoria?
Perché siamo figli di quel periodo anche se non lo abbiamo vissuto in prima persona. È entrato nelle nostre cellule e scorre nelle nostre vene grazie ai racconti dei nostri nonni e dei nostri genitori.
Con quelle narrazioni ci hanno consegnato il ricordo ma anche la responsabilità di mantenerlo vivo e trasmetterlo alle generazioni future. Perché quel dolore che ha stravolto le loro vite porti ognuno a dire MAI PIÙ.

Perché Resistenza?
Perché la violenza e le ingiustizie non sono finite con la Liberazione. Hanno solo assunto forme meno evidenti ma non meno pericolose.
L’indifferenza, il pensare in termini individuali e non collettivi, i muri alzati contro chi fugge, i morti in mare, le vecchie e nuove povertà, il consumo del pianeta per arricchire i già ricchi, la povertà culturale.
Questi (ed altri) sono i nemici che
ci minacciano oggi. E che ci chiamano ad una nuova Resistenza. Non servono fucili. Serve impegno, l’esercizio di un pensiero critico, la solidarietà.

I RUSSI IN AZIONE

I sovietici, insieme a Dante Bersini e altri, si appostarono ai margini della strada, in attesa di una autocolonna tedesca che presto sarebbe passata in quella zona. Subito, sostiene la Capponi, ha inizio il fuoco di sbarramento che blocca la colonna dei mezzi tedeschi; un autotreno con rimorchio carico di munizioni esce di strada, il combattimento si fa accanito. I partigiani riescono ad incendiare un camion carico di fusti di benzina; 1500 litri vanno perduti e provocano l’esplosione delle munizioni trasportate dall’autotreno. Perdono la vita in questo scontro tutto l’equipaggio tedesco compresi i motociclisti di scorta al convoglio.

Al sopraggiungere di rinforzi tedeschi il gruppo partigiano, rimasto incolume, riesce a ripiegare e sfuggire alla rabbiosa reazione dei nazisti.

Carla Capponi